Nel nuovo contesto di frammentazione geopolitica e competizione tra potenze, la finanza europea per lo sviluppo punta a rafforzare il coordinamento operativo a sostegno delle priorità esterne dell’Unione europea. È il messaggio emerso dall’High Level Meeting di JEFIC, il network delle banche bilaterali europee per lo sviluppo, che nel 2025 ha raggiunto 22 miliardi di euro di nuovi impegni in 160 Paesi, il 22% in più rispetto all’anno precedente.
Il network riunisce cinque istituzioni finanziarie bilaterali europee per lo sviluppo: l’Agenzia spagnola per la cooperazione internazionale allo sviluppo (AECID); l’Agenzia francese per lo sviluppo (AFD); Bank Gospodarstwa Krajowego (BGK), per la Polonia; Cassa Depositi e Prestiti (CDP), per l’Italia; e Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), per la Germania.
L’incontro si è tenuto durante il semestre di presidenza di Cassa Depositi e Prestiti e ha visto al centro dei lavori la presentazione dell’Annual Report 2025 di JEFIC.
Il rapporto registra 22 miliardi di euro di nuovi impegni complessivi in 160 Paesi, con una crescita del 22% rispetto al 2024. Di questi, 19 miliardi sono stati destinati alle priorità del Global Gateway dell’Unione europea, con un incremento annuo superiore al 14%. Le attività del network si sono concentrate su energia pulita, infrastrutture, istruzione e servizi pubblici.
“L’High Level Meeting di Roma e i risultati presentati oggi confermano il ruolo centrale di JEFIC come piattaforma di coordinamento delle maggiori banche di sviluppo europee”, ha affermato l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco. “I 22 miliardi di euro di nuovi impegni raggiunti nel 2025 in 160 Paesi dimostrano la capacità del network di operare in modo concreto e coordinato a sostegno delle priorità dell’Unione europea, a partire dalla strategia Global Gateway”, ha aggiunto.
Meno aiuti e più shock: la sfida della finanza europea per lo sviluppo
Nel suo intervento, Scannapieco, ha collocato i risultati del network in un contesto segnato dalla riduzione degli aiuti allo sviluppo e dall’aumento degli shock globali. “Meno aiuti, shock più grandi, margini di manovra più ridotti. Dietro questi numeri ci sono persone”, ha affermato Scannapieco, sottolineando che “il sistema europeo della finanza per lo sviluppo deve fare di più con meno risorse, in condizioni che richiedono una cooperazione e un coordinamento più stretti che mai”.
Gli accordi mirano a rafforzare la collaborazione lungo l’intero ciclo dei progetti, con l’obiettivo di favorire sinergie operative, cofinanziamenti, co-investimenti e un dialogo più sistematico sulle priorità geografiche e settoriali. BEI e BERS fanno parte dell’approccio Team Europe, insieme all’Unione europea, agli Stati membri, alle agenzie esecutive e alle banche pubbliche di sviluppo. L’obiettivo è rendere l’azione esterna dell’UE più coordinata, visibile ed efficace, anche attraverso una maggiore integrazione tra istituzioni multilaterali e bilaterali.
Il ruolo dell’Italia tra Piano Mattei e Global Gateway
Nel suo intervento, Lorenzo Ortona, coordinatore vicario della Struttura di Missione per il Piano Mattei presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha sottolineato il ruolo assunto dall’Italia nella finanza europea per lo sviluppo. La riunione di JEFIC a Roma, ha affermato, è “già in sé una dichiarazione: una dichiarazione del fatto che l’Italia è impegnata ed è sempre più un pilastro decisivo della finanza europea per lo sviluppo”.
Ortona ha ricordato che la presidenza di Cassa Depositi e Prestiti “non è un ruolo cerimoniale”, ma colloca la banca nazionale di promozione italiana alla guida di un network tra i principali attori della finanza europea per lo sviluppo. Collegando questo quadro al Piano Mattei, Ortona ha spiegato che l’iniziativa rappresenta “il quadro strategico attraverso il quale l’Italia ha scelto di ridefinire il proprio rapporto con il continente africano sulla base del mutuo interesse, della co-progettazione e del pieno rispetto dell’autonomia africana”.
In questo contesto, ha aggiunto, “il Piano Mattei non esisterebbe come realtà operativa senza CDP”, perché la trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in istituzione finanziaria per lo sviluppo ha reso l’architettura italiana per l’Africa “praticabile, credibile e capace di attrarre cofinanziamenti su larga scala”.
Guardando al ruolo di JEFIC, Ortona ha indicato come passaggio centrale il salto “dal coordinamento alla co-costruzione”, cioè la capacità delle istituzioni europee di progettare insieme gli interventi fin dalle fasi iniziali, allineando strumenti, garanzie e priorità operative.
Il rafforzamento di JEFIC si inserisce nel quadro del Global Gateway, la strategia dell’Unione europea per mobilitare investimenti in infrastrutture sostenibili e partenariati internazionali nei settori digitale, clima ed energia, trasporti, salute, istruzione e ricerca. Secondo la Commissione europea, il Global Gateway punta a mobilitare fino a 300 miliardi di euro attraverso l’approccio Team Europe, che riunisce UE, Stati membri e istituzioni finanziarie e di sviluppo.
Nel corso dell’evento, Bank Gospodarstwa Krajowego ha inoltre firmato l’Accordo Quadro di Cofinanziamento di JEFIC, rafforzando il proprio ruolo operativo nel network e aprendo la strada alla preparazione e al finanziamento congiunto di nuovi progetti di sviluppo.
Ai lavori hanno partecipato rappresentanti dei membri di JEFIC, delle istituzioni europee e di partner internazionali. Oltre all’intervento dell’amministratore delegato di CDP, ha preso la parola anche Lorenzo Ortona, coordinatore vicario della Struttura di Missione per il Piano Mattei per l’Africa presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Il commissario europeo per i Partenariati internazionali, Jozef Síkela, è invece intervenuto con un videomessaggio.
I panel hanno riguardato il ruolo del Team Europe nel raggiungimento di risultati strategici per lo sviluppo, l’evoluzione degli strumenti di cofinanziamento in vista del prossimo Quadro finanziario pluriennale e della strategia Global Gateway, oltre alle sfide collegate a sistemi alimentari, clima e resilienza. I lavori si sono conclusi con l’intervento di Carlo Rossotto, direttore Cooperazione allo Sviluppo e Relazioni Istituzionali Internazionali di CDP.

